Adolescenza: un cammino difficile
di Alberto D'Auria

Il confine tra infanzia e adolescenza è sempre meno determinabile. I cambiamenti sono sempre più repentini e comprensibilmente destano preoccupazioni e timori negli adulti.
Oggi questa categoria sembra essersi allargata e in essa rientrano ragazzi molto più giovani, dodicenni e persino undicenni. Come può un genitore affrontare, in questa delicata fase della vita, il rapporto con il proprio figlio?
La pubertà, passaggio delicato e fondamentale che costituisce l’esordio dell’adolescenza, è caratterizzata da cambiamenti fisici e mentali. Quelli fisici non passano certo inosservati. Al contrario, non si dà forse abbastanza importanza ai cambiamenti ormonali  che determinano uno stato di instabilità dell’umore; questa accompagna i cambiamenti mentali, legati alla necessità (e difficoltà) di adattarsi ad un fisico nuovo. In questo particolare momento della crescita, ragazzi e ragazze, si possono sentire “strani” e “fuori posto”.
I messaggi che vengono trasmessi oggi dai mass media danno sempre più importanza agli aspetti esteriori, all’apparire più che all’essere, al possesso di oggetti concreti anziché all’interiorizzazione di esperienze affettive e culturali. Ciò risulta fuorviante per lo sviluppo e può amplificare problemi di personalità e di relazione.
Talvolta nei genitori emerge la sensazione di “avere un estraneo in casa”. Il bambino disponibile a farsi aiutare nei compiti, a farsi scegliere i vestiti, a seguire i genitori nelle loro uscite,  a condividere la propria esperienza, sembra svanire. A prendere il suo posto è un ragazzo il cui umore cambia repentinamente, o si entusiasma per cose all’apparenza futili o per il divo del momento, che vede diminuire il proprio rendimento scolastico o, all’opposto, che si concentra unicamente nello studio e si chiude alle esperienze del gruppo di amici.
In questo periodo i genitori non vengono più considerati “quelli che sanno tutto”; anzi, spesso  vengono messi in discussione. I ragazzi cominciano a preferire come punti di riferimento l’amico/amica del cuore e il gruppo di coetanei, i cui consigli improvvisamente valgono più di quelli della mamma e del papà.
Per affrontare questa situazione, in genere i genitori ricorrono al ricordo di se stessi adolescenti. C’è però il rischio che la propria esperienza si confonda con quella del figlio, oppure, al contrario,  che ciò che accadeva ieri venga idealizzato rispetto a ciò che accade oggi. Se questo avviene, il rapporto con i figli può essere ostacolato dalle ansie di controllo o, al contrario, da un atteggiamento eccessivamente permissivo. Invece i ragazzi, anche se con modalità ambivalenti, chiedono ai genitori di essere per loro un punto di riferimento e di confronto.
Nel momento in cui i figli sono impegnati a rivedere il proprio passato e a progettare il futuro, è  importante accompagnarli, criticando le inevitabili imperfezioni ma salvando i momenti costruttivi che garantiscono la continuità e sono alla base del loro futuro.