I giovani e la famiglia
di Alberto D'Auria

Nella società attuale, sono in corso attualmente profondi cambiamenti nei percorsi di vita: nella fase giovanile del ciclo di vita, domina il modello di convivenza familiare, in quanto la grande maggioranza dei giovani vive con i genitori, e l’uscita di casa coincide quasi sempre con il matrimonio con la convivenza e non con l’assunzione di un lavoro, cioè con l’indipendenza economica; l’abbandono della famiglia infatti non segue automaticamente l’aver trovato un’occupazione stabile.
Tale fenomeno, cioè quello della “famiglia lunga”, è stato interpretato da alcuni come segno del familismo (derivato in parte dalla cultura cattolica), che assegna alla famiglia stessa un prolungato ruolo protettivo nei confronti dei figli, anche una volta che questi hanno raggiunto l’età adulta. Ma nonostante questa possa essere una spiegazione plausibile, sembra più corretta l’ipotesi secondo la quale il possesso sarebbe da imputare alla trasformazione in senso moderno attuata dalla famiglia.
In tale ottica, la convivenza con la famiglia di origine non è più avvertita come lesiva dell’autonomia personale: evidentemente i giovani sono riusciti a “negoziare” spazi di autonomia all’interno della famiglia stessa, la quale risulta molto meno costrittiva della libertà di quanto non lo fosse in passato e dunque non percepiscono un particolare bisogno di rendersi autonomi dal punto di vista della convivenza; ciò significa che si sono create tra genitori e figli modalità nuove di stare insieme sotto lo stesso tetto.
Il clima familiare negli ultimi anni è dunque cambiato notevolmente: in passato infatti l’autorità dei genitori era vincolante, e i figli ne erano intimoriti, tanto da assecondarne le aspettative e le richieste. Oggi invece il rapporto genitori-figli è incentrato su di una maggiore intimità, la distanza tra le generazioni si è ridotta notevolmente, di conseguenza l’autorità non è più indiscutibile e la famiglia assomiglia spesso ad un “tavolo sindacale” in cui si tratta e si negozia su tutto, dalle cose più banali a quelle più importanti.
In ogni caso, cerchiamo di capire meglio quali potrebbero essere le ragioni alla base della prolungata coabitazione tra genitori e figli; sembrano, infatti, esservi sia ragioni strutturali, che culturali. Per quanto concerne le ragioni strutturali, le carenze di strutture di accoglienza per gli studenti universitari scoraggiano i fuori sede; il nostro sistema universitario poi è organizzato in modo da consentire un prolungamento della condizione di studente (fuori corso). Una ulteriore difficoltà è data dal mercato degli alloggi e degli affitti, che rende piuttosto difficile la decisione di uscire di casa e di andare a vivere da soli. Se a ciò si aggiunge l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, si delinea un quadro piuttosto chiaro dei motivi strutturali che scoraggiano l’uscita dalla famiglia di origine.
Oltre a queste ragioni, ve ne sono altre di tipo culturale che possono aiutare a comprendere meglio questo fenomeno, come i cambiamenti che hanno permesso ai giovani di negoziare spazi all’interno del nucleo familiare, e la “forza” della famiglia italiana, sempre in grado di adattarsi in modo flessibile ai mutamenti delle condizioni esterne.  Occorre anche tenere presente come la nuclearizzazione della famiglia, il ridotto numero dei membri che oggi mediamente la compongono e, quindi, il maggior spazio abitativo a disposizione di ciascun membro, sono elementi che sicuramente favoriscono una convivenza meno problematica tra generazioni diverse.
La famiglia viene così posta al vertice della gerarchia dei valori: è un valore di cui la larga maggioranza dei giovani è soddisfatta, poiché difficilmente delude le aspettative che vengono riposte in essa. Svolge il fondamentale ruolo di interlocutore, di appoggio e di supporto, senza limitare le libertà dell’individuo, lasciando spazio all’autonomia, al bisogno di sperimentazione. Essa svolge inoltre un ulteriore importante ruolo di sostegno, soprattutto economico, che permette ai suoi membri di attuare le strategie desiderate in tema sia di scuola, che di lavoro. E’ la cosa che più conta nella vita, ed è un valore dominante e universalmente condiviso.
In seguito poi al prolungamento dell’età giovanile, alla tendenza dei giovani a rimanere a lungo con i genitori, la famiglia diventa il luogo in cui convivono due generazioni di adulti, i quali impostano il loro rapporto su basi abbastanza paritarie, al contrario di quanto accadeva in passato.
Essa resta un’istituzione rassicurante che protegge a lungo contro le incertezze della vita e, come si è visto, emerge in essa una generale disponibilità al dialogo: le relazioni all’interno della famiglia sono buone e vi sono discreti livelli comunicativi; la realtà familiare emerge dunque come realtà complessivamente appagante.
L’uscita dalla famiglia può essere definita come diluita nel tempo; di fatto essa viene effettivamente posticipata, ma come processo inizia prima rispetto al passato, in seguito anche alla socializzazione scolastica e lavorativa: si esce dunque definitivamente più tardi dal nucleo familiare, ma ci si crea prima una vita “autonoma”.