Il bullismo: un fenomeno da capire per affrontarlo
di Alberto D'Auria

In base alle ultime indagini, uno studente su tre è stato vittima almeno una volta di atti di bullismo. Il fenomeno del bullismo si manifesta con sempre più prepotenza tra i banchi di scuola, e non solo: molestie fisiche e sessuali tra compagni, violenze di giovani ultrà che trasformano gli stadi in campi di battaglia, ma anche episodi che arrivano a coinvolgere i professori.  Le modifiche della disciplina vigente sulla valutazione  introducono sanzioni, come la bocciatura, per gli studenti bulli e vandali. Ma non bastano le misure repressive. Il bullismo è un fenomeno complesso che affonda le sue radici in un profondo disagio esistenziale tipico dell'età adolescenziale e pre-adolescenziale e che va affrontato sotto i differenti aspetti psicologici, sociali, scolastici. Ad esempio, gli episodi di bullismo si consumano il più delle volte in gruppo, soprattutto perché durante l’adolescenza il gruppo dei coetanei diventa il principale punto di riferimento. I ragazzi, lasciati spesso soli, cercano di difendersi nel gruppo dalla solitudine e dall’ansia di non saper dare un senso alla loro esistenza,  dalla “paura” della complessità del mondo che li circonda. Il gruppo dei coetanei fornisce quindi ai ragazzi la possibilità di sentire colmato il vuoto lasciato dai legami infantili interni alla famiglia, di condividere conflitti e ansie proprie dell’età, di sperimentare un forte sentimento di appartenenza.
Il gruppo in quale tale ha un valenza positiva, perché è appartenendo a un gruppo (scuola, famiglia, ambiente di lavoro) che la personalità, l’emotività e i bisogni di ognuno trovano espressione. Bisogna però considerare che nel gruppo sono attive forze emotive potenti che possono indurre un membro, o anche l’intero gruppo, ad agire con modalità impulsive. Il gruppo, infatti, tende ad incrementare le tendenze individuali, per cui può determinarsi una situazione di scarso controllo degli impulsi  che spinge a mettere in atto fantasie senza possibilità di elaborazione psichica. Bisogna però distinguere le situazioni di conflitto transitorio tra coetanei, in cui manca l’intenzione di far soffrire, dalle situazioni in cui si delinea il quadro del bullismo. Nel primo caso è meglio che l’adulto segua a distanza e lasci che i ragazzi affrontino da soli la situazione. Nel secondo caso, in cui un individuo (o un gruppo) usa la propria posizione dominante per sopraffare qualcuno che sperimenta angoscia, rabbia, impotenza e vergogna per i soprusi subiti, l’adulto deve intervenire facendo uso delle proprie capacità genitoriali.