Le condizioni giovanili, tra identità e complessità sociale
di Alberto D'Auria

Poniamoci innanzitutto una domanda: perché condizioni giovanili e non condizione giovanile?
Perché è un processo diverso da soggetto a soggetto e i diversi momenti e cicli di vita possono essere vissuti diversamente. La gioventù è una fase in cui si trova sempre una popolazione in transito, che riflette le differenziazioni della società, più che esprimere caratteri di omogeneità; è dunque lecito parlare di modalità diverse di essere giovani, a seconda del contesto sociale in cui si svolgono i percorsi di vita. Queste diverse modalità sono peraltro strettamente connesse alle condizioni strutturali della società, che definiscono i limiti e le opportunità d’azione dei soggetti, ed è dunque evidente come le disuguaglianze sociali, territoriali e sessuali condizionino il modo di essere giovani.
Un elemento che ci sembra caratterizzi oggi in modo inequivocabile la condizione giovanile è l’imprevedibilità degli esiti futuri dei processi di socializzazione (vista come processo che guida il giovane verso l’assunzione di ruoli adulti): questi percorsi non sono più in grado di dare esiti sicuri, e perciò i giovani sono sempre più spinti a sperimentare percorsi nuovi, oltre quelli già dati, a costruirsi percorsi verso la società adulta sfruttando le proprie risorse.
Il termine condizione connota infatti “… una situazione in attesa di un esito imprevedibile...”, e l’imprevedibilità è data dall’infinito numero di esiti possibili.
In una situazione di questo tipo diventa molto più difficile per i giovani operare delle scelte, innanzitutto perché non si ha la possibilità di conoscere bene le alternative disponibili, in secondo luogo non si sa quali siano le strade che permettono di realizzare le diverse alternative e, infine, si ha spesso scarsa fiducia nel fatto che le scelte operate abbiano un’influenza reale sul proprio futuro.  Ma tale condizione non è necessariamente da vedersi in modo negativo, come atteggiamento passivo nei confronti del futuro: essa può essere vissuta come una opportunità di sperimentazione, di crescita, di ricerca volta al soddisfacimento delle proprie aspirazioni e allo sviluppo di una personalità matura.

Analizziamo in breve gli orientamenti culturali dei giovani che, secondo numerosi autori, si caratterizzano per una diversità radicale rispetto ai valori che caratterizzano la società adulta; diversità perché cambiano innanzitutto i luoghi di socializzazione, di trasmissione dei modelli culturali e di comportamento: la famiglia, che da sempre  rappresenta un elemento fondamentale nel processo di socializzazione, influenzando la sfera dei valori e delle idee, non riesce più a svolgere in pieno queste funzioni, in quanto sembra aver perso il ruolo fondamentale di luogo esclusivo di socializzazione e di trasmissione dei valori, e ad essa si sostituisce una struttura policentrica. La presenza di  tale diversità culturale (che non pare così radicale come alcuni studiosi sostengono) trasforma in realtà la famiglia in un luogo dove i rapporti si fanno via via sempre più paritari, e questo processo riduce le distanze tra generazioni diverse.
Certamente, il venir meno della famiglia come centro unificatore dell’esperienza e l’emergere di una pluralizzazione di mondi di vita comportano conseguenze a livello delle forme di coscienza e di identità: infatti l’individuo si trova a doversi confrontare quotidianamente con mondi di significato e di esperienza diversi, discordanti, e ciò dà origine ad una identità aperta e differenziata.
Il giovane sperimenta di conseguenza una condizione di mancanza di valori consolidati, di perdita di riferimenti unitari: è venuto a mancare un centro unico, un fulcro che dia senso alla totalità delle proprie esperienze. Le identità dei soggetti sono sempre più di tipo sperimentale, sono labili, e non vengono più cercate attraverso l’identificazione con contesti forti della società (come la famiglia, il lavoro, la politica, ecc.): i giovani devono quindi essere in grado di trovare in se stessi il senso dei propri comportamenti.
Oltre alla famiglia, anche la scuola non svolge più il ruolo di momento di socializzazione privilegiato in quanto sono aumentate considerevolmente le reti associative, amicali e di solidarietà, e quindi le possibilità di socializzazione esterne a queste due agenzie di socializzazione principali. Il suo ruolo viene messo in dubbio, poiché il processo di socializzazione riguarda tutti gli elementi attraverso i quali la persona stabilisce rapporti sociali ed entra in comunicazione con gli altri, sviluppa la propria personalità ed interiorizza valori e modelli di comportamento.
Vengono dunque a mancare i contesti di socializzazione che monopolizzano la formazione dell’individuo, mentre emergono realtà molteplici nella vita dei giovani e con tali ambiti il mondo adulto deve entrare in contatto per saper aiutare i ragazzi a dare un senso alla complessità.

Abbiamo visto finora come i giovani tendano in misura maggiore a rendersi autonomi rispetto al mondo degli adulti, adottando norme e modelli di comportamento propri, sempre più indipendenti dai condizionamenti familiari, e naturalmente questa tendenza all’autonomizzazione aumenta col crescere dell’età. L’acquisizione di alcuni nuclei di valori avviene in modo indipendente dalla classe sociale di origine e dall’ambiente familiare. Per spiegare atteggiamenti e comportamenti che prima venivano considerati da un punto di vista strutturale, si fa sempre più frequente riferimento all’importanza crescente di variabili di tipo soggettivo; le variabili strutturali sembrano aver minor incidenza sugli atteggiamenti ed i valori dei giovani e questo dimostra quanto gli orientamenti culturali si stiano rendendo autonomi rispetto all’origine di classe.
La condizione giovanile è dunque cambiata rispetto al passato: si è estesa nel tempo, si è suddivisa in percorsi molteplici e si differenzia secondo i diversi modelli culturali presenti nella nostra società: essere giovani oggi è sinonimo di potenzialità autonoma, anche se sempre correlata al sistema sociale.
I giovani sembrano dunque rifiutare identità precise, stabili: non essendovi più nella nostra società ambiti di socializzazione ben definiti in cui si completa la formazione della persona, ma essendo questi molteplici, policentrici, anche i mondi della vita si pluralizzano. Poiché l’individuo è quotidianamente in contatto con mondi di significato diversi, e non vi sono più riferimenti unitari, ne deriva un’identità aperta, differenziata, portata verso la relazione. Viene così respinta un’identità sociale stabile, che definisca in modo definitivo la collocazione sociale dell’individuo, che ne limiti le opportunità di crescita personale e che determini modi e stili di vita: il risultato è un individuo che si trova a dover gestire un’identità a volte precaria, portato alla sperimentazione, alla crescita, e che per queste ragioni non ama fare scelte irreversibili.
Perciò “… non vi è una condizione giovanile unitaria, poiché ogni modo di essere giovane trova in se stesso, nella propria contingenza sperimentale di azione ed esperienza, il proprio senso …”.